Dal Secolo XI al Secolo XVII

 Fin dal 1096 il borgo rientrava nella Universitas Casalium (l’Università di Cosenza e Casali), che garantiva, insieme con Cosenza, la giurisdizione della Sila.
Il capoluogo, grazie ai numerosi privilegi concessi dagli Angioini in quanto città demaniale, mantenne un ruolo centrale nell’assetto politico e strategico del Mezzogiorno. I primi documenti storici riguardanti Dipignano risalgono al XIII sec.: un privilegio del 1202, di dubbia autenticità e una carta veditionis del 1217, in cui si parla di un dominio di un tale "domino Iosephe de Depiniano".
Una documentazione risalente al secolo seguente (1324) menziona, invece, "Goffrido e Andrea De Depiniano". Ancora, nel diploma "Pro hominibus Dipiniani", dato da Alfonso V d'Aragona nel 1422, si concedevano beni burgensatici e feudali ad una quarantina di dipignanesi, tra cui Napoleone de Capocasali, Nicolao Curcio, Nicolao de Loe e Pietro de Carusio.
Da tali documenti si può dedurre che Dipignano viss euna fase di dominio feudale sul borgo.
Nel 1421 scoppiano le lotte fra Angioini e Aragonesi, che portarono alla devastazione dei Casali cosentini.
L'arte dei calderai dipignanesi iniziò a svilupparsi a partire dal Quattrocento. In un diploma del 1487 si legge che la corte aragonese concedeva "la reale beneficenza alla Università e agli uomini della bagliva di Dipignano".
Nel Cinquecento l'attività manifatturiera dipignanese doveva essere piuttosto sviluppata, a testimonianza di ciò vi era l'abitudine di sistemare oggetti di rame nel corredo della sposa.
Nel 1532 Dipignano contava 157 fuochi.
Nel corso del Seicento, assieme agli altri Casali di Cosenza fu sottoposto ad infeudazione per un breve periodo (1644-1647), soggiacendo al dominio del Granduca di Toscana.
Più in particolare, nel 1596 il governo vicereale spagnolo decise di vendere i Casali, per le continue necessità economiche del regno di Spagna.
Dipignano, assieme agli altri Casali cosentini riuscì ad evitare la vendita grazie alla generosità dei naturali dei Casali che pagarono 40.000 ducati. La situazione si ripropose nel 1631, quando i casalini sborsarono 50.000 ducati. Nel 1644, vi fu un terzo tentativo da parte del viceré: il casale fu venduto al Granduca di Toscana.
Dopo tre anni, grazie ad un rimborso di 203.409 ducati, e in seguito alla rivolta principiata a Celico, il paese tornò libero da ogni vincolo feudale.
Il Seicento fu caratterizzato da episodi tumultuosi sia per Cosenza che per i Casali, che però non compromisero l'attività artigiana di Dipignano.
Le condizioni socio-economiche del paese continuarono ad essere floride per tutto il Settecento.

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